I marchi commerciali: relazioni con l’origine e l’indicazione geografica dei prodotti alimentari

Rivista : Anno 39/Numero 4
Autori/Authors : Sciarroni M.

L’evoluzione del mercato, in particolare a seguito dei mutamenti nelle modalità del “ fare la spesa”, ha profondamente cambiato l’approccio del consumatore nei confronti degli acquisti dei prodotti alimentari. Infatti, in rari casi permane ancora un sistema basato sul contatto diretto tra l’acquirente-consumatore e il venditore-produttore, che fornisce in prima persona le informazioni e le garanzie relative ai propri prodotti. Gli acquisti sono ormai in gran parte rivolti verso prodotti preconfezionati e disposti sui scaffali dove vengono liberamente scelti dai consumatori, i quali hanno a disposizione svariate categorie di prodotti con caratteristiche merceologiche simili o comuni. Tale varietà di prodotti, nonché il proliferare di bollini, di marchi sugli stessi prodotti alimentari ingenera nei consumatori confusione e interrogativi riguardo la loro provenienza ed il significato di alcune diciture apposte sulle confezioni. Appare palese l’importanza dei segni distintivi, che consentono di distinguere gli operatori commerciali al fine di compiere scelte consapevoli. I segni distintivi sono la ditta, l’ insegna e il marchio. Argomento di questa breve disamina è il marchio, che risulta essere il più significativo tra i segni distintivi, poiché ad esso è affidato il compito di differenziare i prodotti provenienti dai vari imprenditori, diventando in tal modo strumento di collegamento tra gli operatori economici e la loro clientela. Le fonti normative del marchio si trovano nelle leggi nazionali, nella legislazione comunitaria e in alcune convenzioni internazionali. Dall’analisi delle predette normative emerge un dato rilevante relativo alla problematica dell’origine e della provenienza dei prodotti, in particolare sulla distinzione tra la denominazione di origine, l’indicazione geografica e il marchio collettivo. La giurisprudenza e la dottrina, infatti hanno spesso evidenziato come la tutela dei marchi commerciali sia paragonabile, pur con le dovute differenze, a quella delle DOP e delle IGP. È opportuno premettere che nell’ambito del settore agro-alimentare è fortemente avvertita la necessità dell’indicazione della provenienza dei prodotti, la quale in virtù di determinati fattori territoriali e di particolari lavorazioni è in grado di attribuire peculiari qualità al prodotto medesimo. Alla luce di ciò, di tutta evidenza risulta l’esigenza di impedire la commercializzazione di alimenti sui quali siano apposti in etichetta segni o indicazioni che possano trarre in inganno il consumatore, facendo ritenere una provenienza o un’origine rispetto ad un’altra. L’articolo prende in esame la normativa sul marchio e le sue classificazioni, e approfondisce la diversa funzione del marchio collettivo, delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche, senza trascurare le possibili interazioni con le stesse. Vengono inoltre brevemente valutate le possibilità di contraffazione.

Autore per corrispondenza: 

Monica Sciarroni
Foro di Roma
e- mail: sciarroni.m@libero.it



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