Acidi grassi poliinsaturi trans

Rivista : Anno 43/Numero 3
Autori/Authors : Merendino N.

Sommario

Gli studi esistenti riguardanti possibili associazioni fra acidi grassi trans e rischio di varie malattie (cardiovascolari, tumori, allergie) sono stati in genere condotti senza distinguere il tipo di acidi grassi trans consumati, ma considerandoli nel loro insieme, cioè come somma dei vari isomeri. Le considerazioni alle quali sono giunti tali studi (che sono essenzialmente di tipo epidemiologico) condotti in varie parti del mondo (Nord Europa e USA) sono quelle di una associazioni positiva fra livello di acidi grassi trans consumati e rischio di patologie cardiovascolari. L’associazione si è rivelata più forte per i trans rispetto agli altri grassi saturi, in quanto fanno abbassare il colesterolo HDL oltre che innalzare quello del colesterolo LDL. Infatti i risultati di una metaanalisi condotta su diversi studi hanno mostrato che l’aumento nel consumo di acidi grassi trans del 2% dell’energia fa aumentare il rapporto LDL/HDL di 0,1 mentre lo stesso aumento si ottiene con l’ingestione di acidi grassi saturi a livello del 5% dell’energia.
E’ sorto però il dubbio che gli acidi grassi trans (monoinsaturi e poliinsaturi) presenti nei vari prodotti alimentari si comportino differentemente nei confronti del rischio di malattie cardiache.
I trans prodotti industrialmente dal processo di idrogenazione sono prevalentemente monoinsaturi, del tipo G-trans (18:1) acido elaidico, mentre quelli prodotti nello stomaco dei ruminanti e che quindi si ritrovano naturalmente nel latte e nella carne, sono isomeri dell’acido lioleico (es. 9-cis-11 trans (18:2) acido linoleoico e 10 trans 12 cis (18:2) acido linoleico.
I trans derivati dai ruminanti sembrerebbero essere meno dannosi di quelli derivati dall’idrogenazione di olii vegetali e di pesce.
Il dubbio è dovuto al fatto che molto difficile studiare in vivo nell’uomo gli effetti dei trans separatamente da quelli degli acidi grassi saturi. Inoltre poco si sa sugli acidi grassi trans a catena lunga derivati dall’idrogenazione degli olii di pesce, anche se sembra che la loro azione sia diversa da quella dei trans C:18.
In questo quadro lo studio anglo-francese (TRANSlin E study), essendo uno studio di intervento sull’uomo (quindi più preciso e controllato degli studi epidemiologici) acquista notevole interesse ed importanza.
Tuttavia le indicazioni che si possono trarre dall’esame dei lavori originali (v.allegati) non corrispondono esattamente a quelle che si leggono nell’articolo inviatomi.
Infatti nello studio del 2001 pubblicato su Brit. J. Nutrition si nota che l‘acido grasso trans preso in esame non è l’acido linoleico ma l’acido linolenico trans, che si può formare nell’olio di colza deodorizzato e che pertanto si può ritrovare anche in quantità elevate negli olii vegetali raffinati. Inoltre si vede che le diete ad elevato tenore in linonenico trans fanno in realtà innalzare il rapporto LDL/HDL dell’8,1% anche se non si registrano effetti negativi sulle concentrazioni di colesterolo totale, di HDL colesterolo, di trigliceridi e di apoliproteine B e A1.
Da tali risultati gli autori concludono che il rischio di malattie coronariche da consumo di trans linolenico è dubbio e ancora da stabilire.
Anche nello studio del 2000 pubblicato su Thromb. Res. l’acido trans studiato è l’acido linolenico e i parametri biologici presi in esame sono l’aggregazione piastrinica e la coagulazione del sangue che non variano dopo 6 settimane di trattamento. Da questi risultati gli autori concludono che l’acido linolenico trans non fa aumentare il rischio di malattie cardiovascolari legate all’aggregazione piastrinica ed alla coagulazione del sangue.
Le conclusioni che si leggono in queste due pubblicazioni sono perciò abbastanza diverse da quelle riportate nel titolo del citato articolo, secondo il quale gli acidi grassi trans poliinsaturi non sono dannosi alla salute.
Prima di arrivare con sicurezza a una tale affermazione credo siano necessari ulteriori studi fatti con altri acidi grassi poliinsaturi trans, anche se resta indubbiamente l’indicazione a favore dei trans dell’acido linolenico rispetto ai trans dell’acido oleico monoinsaturo. E’ anche possibile che gli isomeri trans dell’acido linoleico si comportino come quelli dell’acido linolenico visto che uno di questi (l’acido linoleico coniugato o CLA) sembra dotato di effetti antitumorali e antiaterosclerotici.
Si tratta comunque di dati che attendono conferme.
Forse sarebbe il caso di distinguere i diversi tipi di acidi grassi trans, come si fa per i diversi acidi grassi saturi (v. l’indice di aterogenicità e quello di transgenicità) ma, a quanto mi risulta, nessuna proposta in questo senso è stata avanzata sia sul piano scientifico che su quello regolamentare.

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