Lazzarotto F.

L’allergia alimentare nel 21° secolo

Rivista : Anno 37/Numero 3
Autori/Authors : Lazzarotto F. Muraro M. A.

Il cibo è al centro di quasi tutti i nostri legami sociali e rappresenta una potenziale minaccia per l’individuo con allergia alimentare ovunque egli si trovi. Il 2-4% degli adulti e il 3-8% della popolazione pediatrica presentano un’ allergia alimentare, definita come una reazione avversa al cibo su base immunologica (IgE o non IgE mediata). Un piccolo numero di alimenti sono responsabili della maggioranza delle allergie alimentari: latte vaccino, uovo, soia, grano, arachidi, frutta secca e pesce. La predisposizione genetica e una precoce esposizione agli allergeni alimentari sono stati descritti come fattori di rischio per allergia alimentare. Le manifestazioni cliniche dell’allergia alimentare comprendono sintomi cutanei, respiratori, gastrointestinali e lo shock anafilattico. L’iter diagnostico dell’allergia alimentare include prick test cutanei, dosaggio delle IgE specifiche per l’alimento, dieta di eliminazione e test di scatenamento. Recentemente è stato proposto l’utilizzo del patch test, ma è necessaria un ulteriore standardizzazione. La maggioranza dei bambini con allergia a latte, uovo e grano raggiungerà una tolleranza entro i primi tre anni. Tuttavia in un 25-35% dei bambini, l’allergia alimentare persiste anche in un’età successiva. L’allattamento al seno combinato con l’esclusione di cibi solidi per i primi 4-6 mesi sembra essere la misura preventiva più efficace nei bambini a rischio elevato, mentre le formule con idrolisati proteici estensivi vengono raccomandate come sostituti. Un potenziale effetto dei pre- e probiotici è stato suggerito avere un ruolo di immunomodulazione della flora intestinale. L’eliminazione del cibo responsabile è il principale trattamento dell’allergia alimentare. Tuttavia, studi sull’immunoterapia sublinguale e orale sono in corso con risultati preliminari incoraggianti.
 



Food is at the center of almost all our social connections and presents a potential threat to the food allergic individual everywhere he or she turns. 2%-4% of the adult and 3-8% of the pediatric population are reported as having a food allergy (FA) defined as an immunological adverse reaction to a food (IgE or not-IgE mediated). A small number of foods are responsible for the majority of FA: cow’s milk, hen’s egg, soybean, wheat, peanut, tree-nuts and fish. Genetic predisposition and an early exposure to food allergens have been described as risk factors for FA . The clinical manifestations of FA encompasse skin, respiratory, gastrointestinal symptoms, and anaphylactic shock. The diagnostic work-up of FA includes skin prick test, measurement of food-specific IgE, elimination diet and  food challenges. Recently the atopy patch test has been proposed, but further standardization is needed. The  majority of children with allergy for milk, egg and wheat will achieve tolerance within the first 3 years. Nevertheless there is evidence that  in 25-35% of the children FA persists at a later age. Breastfeeding combined with avoidance of solid food for 4-6 months appears to be the most effective preventive regimen in high-risk children, while extensively hydrolized protein formulas are recommended as substitute. A potential effect for pre-and probiotics has been suggested due to the immunomodulation role of the intestinal flora. The elimination of the offending food is the main treatment of FA. However, studies with sublingual and oral immunotherapy are ongoing with encouraging preliminary results.

 

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