Merendino N.

Editoriale 46/N. 3

Rivista : Anno 46/Numero 3
Autori/Authors : Merendino N.

Editoriale

N. Merendino
Direttore Scientifico rivista di Scienza dell’Alimentazione

Una delle cose che, a mio avviso, caratterizza in questo secolo i paesi occidentali e particolarmente l’Italia è l’enorme quantità (volte quasi eccessiva) di regole. Questo sistema complesso e intricato della regolamentazione ci accompagna dalla nascita fino alla fine vita (va molto di modo oggi questo termine) influenzando in modo significativo il nostro modo di essere e di vivere. Questo intricato sistema di regole vale oggi anche per l’università. Infatti tra i diversi sistemi di controllo, di regolamentazione, ha, in alcuni casi, burocratizzato e codificato il sistema universitario togliendo molta autonomia a chi opera in questo settore. Per contro, a volte, accade esattamente l’opposto: si lasciano dei vuoti normativi per dei settori di grande importanza per il mondo contemporaneo. Questo ad esempio accade per il settore della scienza dell’alimentazione, della dietetica e della nutrizione umana dove c’è un vuoto normativo per definire chi può fare cosa. Specialmente riguardo al percorso di studio necessario per poter affrontare questa importante professione. Questa mancanza di normative specifiche fa si che tutte le università vorrebbero far propria questa materia senza minimamente investire in questo settore. E così esistono dei corsi universitari - taluni abilitanti a svolgere ruoli professionali nell’ambito della Nutrizione Umana, Clinica e Preventiva - dove non è previsto nemmeno un esame in Alimentazione e Nutrizione umana. Questo secondo me è uno dei motivi per cui l’alimentazione è uno dei settori con la maggior quantità di individui che si improvvisano nutrizionisti e divulgano sbagliate e fantasiose teorie su diete miracolose. Per correre ai ripari su questa questione in questo volume viene pubblicata una presa di posizione della Fe.S.I.N. (Federazione delle società Italiane di Nutrizione) sulla formazione in Nutrizione Umana nei corsi di laurea di Giulia Cairella, al fine di proporre una adeguata pesatura dei saperi per la Nutrizione di base, la Nutrizione applicata e la Nutrizione clinica.

Editoriale 46/N. 2

Rivista : Anno 46/Numero 2
Autori/Authors : Merendino N.

Editoriale

L’ennesima conferma che la colazione ha una funzione essenziale da un punto di vista nutrizionale specialmente nei bambini e adolescenti.
Recentemente Gerda Pot e Janine Coulthard, del London Kings College, hanno condotto uno studio pubblicato su Br. J. Nutr., sulle abitudini alimentari di bambini e ragazzi inglesi di diverse fasce d’età attraverso l’analisi dei loro diari alimentari. I ricercatori hanno esaminato i consumi di 4 giorni per circa 1.700 bambini e ragazzi di età compresa tra 4 e 18 anni. Per “colazione” s’intendeva l’introito di oltre 100 calorie tra le 6 e le 9 del mattino. Si è così evidenziato che, nel complesso, circa il 31% del campione faceva la prima colazione ogni giorno, il 17% non la faceva mai e il resto solo saltuariamente. All’interno di questo gruppo, i ricercatori hanno anche confrontato le differenze nell’assunzione di nutrienti da parte dello stesso bambino/ragazzo nei diversi giorni della settimana.
I risultati di questa ricerca hanno dimostrato che il 6,5% dei bambini di età compresa tra 4 e 10 saltava la prima colazione ogni giorno, rispetto al quasi 27% dei ragazzi dai 11 ai 18 anni. Le ragazze erano più inclini a saltare questo pasto. Più del 30% dei bambini/ragazzi che saltavano la prima colazione non assumevano una quantità sufficiente di ferro durante il giorno, rispetto a meno del 5% dei bambini che facevano la colazione. Inoltre, circa il 20% dei bambini/ragazzi che saltavano la colazione mostravano bassi livelli di assunzione di calcio e iodio, rispetto a circa il 3% dei bambini che facevano la colazione. Infine, circa il 7% del campione che non faceva colazione mostrava bassi livelli di folati, un’evidenza non riscontrata nei ragazzi che facevano la colazione. L’assunzione di grassi è apparsa più elevata tra coloro che saltavano la colazione.
In sostanza questo studio rappresenta l’ennesima conferma che saltare la prima colazione comporta un rischio sostanziale di avere delle carenze nutrizionali importanti come quello di micronutrienti essenziali come il ferro, il calcio, lo iodio e i folati e di aumentare il rischio di obesità.

Alimenti prebiotici: caratteristiche nutrizionali e salutistiche

Rivista : Anno 45/Numero 1
Autori/Authors : Merendino N.

Editoriale

Un alimento prebiotico è un alimento che contiene un ingrediente in grado di stimolare selettivamente la proliferazione di microrganismi favorevoli (bifidobatteri e batteri lattici) e quindi di avere effetti positivi sulla salute.
I potenziali effetti favorevoli di un prebiotico sono quelli di agire come barriera contro germi patogeni, di stimolare il sistema immunitario locale e generale, di ridurre i microrganismi putrefattivi, di essere ipolipidizzante, di proteggere contro i tumori del colon, di migliorare l’assorbimento di minerali.
I meccanismi ipotizzati alla base degli effetti favorevoli indicati sono quelli dell’aumentata produzione di mucina, della formazione per via fermentativa intestinale di acidi grassi a corta catena e dell’inibizione degli enzimi della lipogenesi a livello epatico. I prebiotici sono costituiti per lo più da carboidrati non disponibili, quali varie fibre del tipo idrosolubile, lattulosio e altri oligosaccaridi contenenti xilosio, mannosio e galattosio.
Particolarmente studiati sono stati i polimeri del fruttosio (fruttani) quali l’inulina e i fruttooligosaccaridi (FOS) contenuti in quantità diverse in vari alimenti vegetali, quali carciofi, cipolle, cicoria, banane e frumento. Quest’ultimo pur non avendo elevate concentrazioni di fruttani rappresenta la fonte di introito principale con la dieta per l’uomo.
Diversi studi sono stati condotti sia in vitro che in vivo sia su modelli animali sia sull’uomo, con fruttani estratti da fonti vegetali e addizionati in dosi fino al 10% alla dieta consumata. Studi in “vivo” hanno dimostrato che la concentrazione di fruttani varia durante le diverse fasi di
maturazione ed è particolarmente elevata nel primo periodo di crescita. Tra i fruttani sono soprattutto
presenti quelli a basso peso molecolare (FOS). I risultati di questi studi hanno messo in evidenza che il frumento immaturo giuoca un ruolo importante
in parametri della risposta immunitaria quali la proliferazione linfocitaria e le sottopopolazioni linfocitarie, particolarmente a livello del sistema immunitario locale, stimolando la prima e modificando la composizione delle seconde. La dieta a base di frumento immaturo ha anche mostrato un effetto favorevole sul metabolismo lipidico, facendo registrare un abbassamento della concentrazione di trigliceridi e del colesterolo totale e sue frazioni lipidiche, a conferma di quanto già osservato in altri studi nei quali però i fruttani isolati sono stati aggiunti alla dieta in diverse proporzioni.
I dati indicano quindi che il frumento immaturo, quale fonte più concentrata di fruttooligosaccaridi, può essere considerato un alimento naturalmente prebiotico, anche se sono ovviamente necessarie ulteriori ricerche per poter trasferire questi risultati nell’alimentazione umana. Tutti questi studi stanno quindi dimostrando che ci sono molte strategie per arricchire in maniera naturale alcuni alimenti di sostanze utili al miglioramento del benessere dell’uomo e questo dovrebbe stimolare sempre più l’industria alimentare a investire per la messa a punto di nuovi ingredienti che diano all’alimento caratteristiche “funzionali”.

Editoriale

Rivista : Anno 45/Numero 2
Autori/Authors : Merendino N.

L’ipertensione, anche conosciuta come innalzamento della pressione sanguigna, rappresenta uno dei maggiori problemi globali di salute pubblica. Nel 2008, una statistica ha diagnosticato il fenomeno dell’ipertensione approssimativamente nel 40% degli adulti di età superiore ai 25 anni. Il numero di persone affette è salito da 600 milioni nel 1980 a 1 miliardo nel 2008. Secondo quanto suggerisce una revisione sistematica degli studi con metanalisi, pubblicata dal Journal of American Heart Association, una supplementazione dell’alimentazione con quercitina sarebbe associata a un lieve calo delle pressione sanguigna sistolica e diastolica. La quercetina è uno dei flavonoidi che abbondano nei vegetali, specie in mele, capperi, cacao in polvere, frutti di bosco, uva rossa, vino rosso, agrumi, broccoli, cipolle, e anche nei fiori, foglie e radici delle piante di tè verde e tè nero. In diversi studi i flavonoidi alimentari sono stati associati con una ridotta incidenza di mortalità per le malattie cardiovascolari, ma adesso si aggiunge un altro importante caratteristica salutistica che è quella sulla pressione sanguigna. Questi dati anche se, come sottolineano gli autori stessi, necessitano ulteriori studi clinici ben disegnati per chiarire il valore clinico della supplementazione di quercetina nella terapia dell’ipertensione, per regolare il dosaggio, e per indagare le possibili interazioni farmacologiche tra quercetina e farmaci antipertensivi, dato che la quercetina, come i farmaci, viene metabolizzata dal sistema del citocromo P450”, questo diventa un altro punto a favore di queste importanti sostanze presenti negli alimenti vegetali e tipici della dieta Mediterranea

La cattiva informazione sulla questione dell’alcol

Rivista : Anno 46/Numero 1
Autori/Authors : Merendino N.
Chiavi/Key : Alcol consumption

Editoriale

Recentemente sul quotidiano il Giornale (numero del 22 Marzo 2017), ci troviamo davanti ad un articolo, a firma Maria Sorbi, dallo stupefacente titolo: "quando l'alcol fa bene alla salute. Come curarsi con vino e birra". Questo a dimostrare che, a volte, la cattiva informazione rischia, in un colpo solo, di confondere il consumatore sul corretto stile alimentare. È per questo che sia gli organi di vigilanza che le società scientifiche non debbono mai abbassare la guardia riguardo a queste questioni. In particolare la Società di Scienza Alimentazione (SISA) ha prontamente risposto a tale erroneo messaggio giornalistico con la lettera del suo Presidente, diretta al direttore del Giornale, che riporto di seguito:

Gentile Direttore, leggendo l'articolo a firma di Maria Sorbi, sul Giornale di ieri, dallo stupefacente titolo: "quando l'alcol fa bene alla salute. Come curarsi con vino e birra", mi riesce molto difficile comprendere le ragioni di una comunicazione così poco attenta alla salute del consumatore, che tende a promuovere il consumo di bevande alcoliche in barba ad ogni raccomandazione di salute pubblica e ad ogni sforzo degli organi sovranazionali, come l’OMS, che hanno fatto della lotta al consumo di alcol uno dei quattro punti cardine della prevenzione e della promozione della salute dei cittadini. Gli altri tre sono la lotta contro il tabacco, l'attenzione alla dieta e la promozione dell'attività fisica.

Qualsiasi bevanda alcolica, di qualsiasi tipo, di qualsiasi colore e di qualsiasi gradazione contiene un cancerogeno, l'alcol etilico, cancerogeno iscritto nella lista dei cancerogeni di tipo 1, vale a dire sicuramente cancerogeni per l’uomo, e a nulla servono a mitigarne gli effetti quelle quattro molecole che spesso vengono chiamate come scusante per un consumo moderato. E' ampiamente dimostrato che non hanno effetto e comunque quelle stesse sostanze le possiamo trovare, in concentrazione ben superiore, in altri alimenti che non contengano cancerogeni, come i frutti di bosco. Il codice europeo contro il cancro parla abbastanza chiaro quando al punto 6 dice: "se bevi alcolici di qualsiasi tipo, limitane il consumo. Per prevenire il cancro è meglio evitare di bere alcolici. E i LARN, il riferimento italiano che riporta gli apporti consigliati di nutrienti e di energia per la popolazione italiana, prodotti dalla SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana (www.sinu.it), definisce a rischio qualsiasi consumo bevande alcoliche, basso rischio per un consumo basso, alto per un consumo alto. Tra l'altro il limite di 40 grammi per l'uomo e 25 per la donna non si capisce da dove derivi. Il consumo a basso rischio di alcol è stabilito in quantità inferiori a 20 grammi al giorno per l'uomo e 10 per la dona. Ci sono documenti scientifici di consenso e posizioni delle diverse istituzioni che definiscono il consumo a basso rischio ed è ora di finirla con la storia che il problema è legato all'abuso o al consumo di superalcolici. In Italia, che ci piaccia o meno, il maggiore contributore all'apporto complessivo di alcol è il vino, seguito dalla birra. Non altre bevande. Chiunque faccia promozione di bevande alcoliche, in qualunque modo, anche con messaggi come questo può essere ritenuto responsabile dei possibili danni alla salute di un consumatore indotto al consumo di alcol, non avvertito dei possibili rischi, che magari andrà incontro ad un cancro alcol-correlato. Ma c'è di più. Una sentenza dell'Alta Corte di Giustizia Europea, 6 settembre 2012, ha espressamente diffidato ad usare elementi rivolti a vantare proprietà salutistiche e/ promuoverne il consumo (in questo caso nell'etichettatura di bevande alcoliche). E che dire poi delle calorie inutili e vuote apportate dalle bevande alcoliche che, come tutte le calorie liquide vengono poco percepite dall'organismo, che non è in grado di controregolare gli apporti di altre calorie. Ma quand'anche lo facesse sostituirebbe calorie utili con calorie inutili (e dannose oltretutto). Ci sono fior di documenti di consenso e raccomandazioni su temi così sensibili che non ha senso non servirsene. Questa mia lettera vuole quindi essere un invito alla collaborazione su temi quali l'alimentazione, così sensibili e delicati per l'informazione dei consumatori. La mia società, la SISA, sarà ben lieta di essere ascoltata.

Andrea Ghiselli
Presidente SISA
Società Italiana di Scienza dell'Alimentazione
www.sisalimentazione.it

Nitriti e nitrati di sodio

Rivista : Anno 44/Numero 3
Autori/Authors : Merendino N.

Sommario
I nitrati e i nitriti di sodio e potassio sono additivi alimentari consentiti dall’attuale legislazione Italiana così come da quella degli altri Paesi Europei ed ExtraEuropei (quali Canada, USA, Giappone, Nuova Zelanda). In Italia ne è consentito l’uso nelle carni preparate e comunque conservate alle dosi massime di 150 mg/kg per i nitriti e di 250 mg/Kg per i nitrati. In altri Paesi quali la Germania e l’Olanda né è consentito l’uso anche nella preparazione di alcuni formaggi.

Editoriale

Rivista : Anno 44/Numero 2
Autori/Authors : Merendino N.

Il caffé a differenza dello scetticismo del passato verso il suo consumo è diventato oggi una tra le bevande più popolari al mondo. Questo sia perché accreditato dalla comunità scientifica internazionale ma anche perché le aziende produttrici hanno sviluppato una efficiente azione di marketing che ha portato ad una notevole espansione del mercato di questa bevanda. In effetti, recenti ricerche scientifiche dimostrano che il caffé ha un elevato potere antiossidante, un’azione protettiva nei confronti dello sviluppo del diabete di tipo 2 e del morbo di Parkinson, rallentamento del naturale declino cerebrale nelle persone anziane, mentre non è stato riscontrato alcun effetto sfavorevole sul rischio cardiovascolare. Il caffè quindi è in realtà una delle fonti dietetiche più abbondanti in antiossidanti naturali, quelle molecole cioè che rallentano o prevengono i danni da radicali liberi.
Da un altro punto di vista se in Italia i consumi di caffé sono sostanzialmente stabili il mercato dell’espresso domestico è sicuramente in espansione. Nel 2006 è aumentato a valore del 26% rispetto al 2005 attestandosi intorno agli 83 milioni di euro mentre a unità l’incremento è stato del 25,1%. Già l’anno precedente c’erano stati interessanti segnali di uno sviluppo in corso: il 2005 ha mosso un volume di oltre 3 milioni di macchine per espresso in 10 paesi europei (+14% sul 2004) per un valore di 703 milioni di euro (+9,1% sul 2004) il successo delle macchine per caffè espresso, soprattutto in ambito domestico, ha comporto un progressivo allargamento del mercato del caffè porzionato che nel 2005 tra capsule e cialde di carta ha raggiunto un volume di circa di circa 14 miliardi di pezzi. Fino a 5 anni fa questo mercato era dominato da pochi grandi operatori che proponevano il cosiddetto sistema chiuso: la stessa azienda forniva macchine e capsule che, funzionando solo insieme, limitavano la libertà di scelta dei consumatori. Poi sono arrivati i sistemi aperti, come l’easy serving espresso, basati su uno standard comune di macchine e cialde hanno scelto di uniformarsi, che consente di combinare differenti marchi di caffè di macchine apparenti al medesimo circuito. Da qui il proliferare di nuove offerte di miscele nuove come il cafè al ginseng o caffè naturalmente ricco di antiossidanti che stanno a poco a poco entrando tra i consumi degli europei. Gli antiossidanti presenti nel caffè come ad esempio gli acidi clorogenici
analizzati prima della torrefazione del chicco, risultano essere molto numerosi e di struttura diversa; i diversi processi di lavorazione, la temperatura, la macinazione ne riducono la presenza anche fino al 90% per questo un arricchimento del potere antiossidante del caffè tramite l’uso di estratti fenolici da sottoprodotti pellicolari di nocciola potrebbe ridare al caffè il contenuto originale di contenuto in antiossidanti aumento gli effetti benefici del consumo del caffè tal quale.
Pertanto la progettazione di un caffé a più alto contenuto di antiossidanti potrebbe attirare una grande fetta di mercato se non altro per i suoi effetti salutistici che sono da un punto di vista scientifico in via di definizione che potrebbe sfiorare le migliaia di unità. Infine considerando i sottoprodotti pellicolari di nocciola sono generalmente scartati e poco utilizzati dall’industria del settore questo potrebbe essere un vantaggioso sistema per far rientrare nel mercato un prodotto di scarto.
Prof. Nicolò Merendino
Direttore Scientifico Rivista di Scienza dell’Alimentazione

Concorso Nazionale Qualità Gluten Free - Roma, 6 giugno 2014

Rivista : Anno 43/Numero 2
Autori/Authors : Merendino N.

Il morbo celiaco (CD) è un disturbo alimentare che si sviluppa in individui geneticamente predisposti. In pratica tali individui sviluppano una reazione immunitaria anomala verso una specifica classe di proteine dette prolammine generalmente presenti nei cereali. Tra queste ricordiamo il glutine o più precisamente a una sua frazione la gliadina, del grano, la secalina della segale, l’ordeina dell’orzo, ecc. La mancata diagnosi della celiachia può provocare l’aggravarsi delle condizioni del paziente e il sopraggiungere di nuove complicazioni.

Per questa intolleranza la dieta Gluten-Free, l’unico trattamento disponibile per il Morbo Celiaco, se non seguita con attenzione, può paradossalmente portare, specialmente in età pediatrica, a dei disquilibri nutrizionali. La scelta quindi di adeguati ingredienti per la formulazione di nuovi alimenti destinati ai CD diventa un punto sostanziale per trasformare un’intolleranza in una condizione ottimale per seguire una corretta e controllata alimentazione. Da questo punto di vista quindi i due obiettivi strategici principali da perseguire da parte dei produttori di alimenti per celiaci dovrebbero essere:

Rendere gli alimenti per celiaci più equilibrati da un punto di vista nutrizionale elaborandoli in accordo con dei nutrizionisti esperti che possano fare questa valutazione. Rendere i prodotti per celiaci più appetibili e migliori da un punto di vista delle proprietà organolettiche. Ed è proprio su questi presupposti che si è basato il razionale dell’organizzazione del primo concorso nazionale qualità gluten free organizzato dalla Fosan. Infatti in questo contesto si è cercato prima di sensibilizzare i produttori nell’intento di sollecitare il loro ingegno per affinare le tecniche di produzione e migliorare le proprietà nutrizionali dei prodotti per celiaci. E poi di giudicare i prodotti elaborati usando come parametro di giudizio il punto di vista nutrizionale e quello organolettico. Questo è avvenuto attraverso una interazione con esperti di alimenti e nutrizione sia di strutture universitarie che di centri di ricerca specifici del settore che ha permesso di scegliere e premiare dei prodotti che maggiormente soddisfino le esigenze sopra menzionate. Ma forse ancora più importante è stato il fatto che, questo concorso, attraverso l’iterazione tra l’industria e il mondo della ricerca, ha anche fatto emergere dei suggerimenti utili per future ulteriori migliorie da apportare a tali prodotti.

Nicolò Merendino 

La tossicità del fruttosio: è la scienza pronta per un’azione sulla salute pubblica?

Rivista : Anno 43/Numero 1
Autori/Authors : Merendino N.

La tossicità del fruttosio: è la scienza pronta per un’azione sulla salute pubblica?

Recentemente, i potenziali effetti metabolici avversi degli zuccheri semplici, in particolare del fruttosio, sono stati oggetto di numerosi dibattiti scientifici ed anche di attenzione da parte dei mass-media. Infatti alcuni studi recenti suggeriscono un potenziale effetto negativo riguardo ad un eccessivo consumo di fruttosio quando combinato con un elevato apporto energetico. In particolare è emerso che il consumo di questo zucchero, specialmente se consumato sotto forma di bevande ricche di sciroppo di fruttosio, può essere coinvolto nella patogenesi di patologie come l’obesità, il diabete mellito, dislipidemia e perfino il cancro. Questi risultati scientifici hanno portato un grosso eco nell’opinione pubblica e anche della politica in quanto alcuni governi in Europa (ad es. la Francia) hanno portato a tassare le bevande ricche di sciroppo di fruttosio (HFCS, high-fructose corn syrup). Tuttavia queste politiche di salute pubblica per eliminare e limitare il fruttosio nelle diete potrebbe essere considerato ancora prematuro. Invece, gli sforzi dovrebbero essere fatti per promuovere uno stile di vita sano che comprende attività fisica e alimenti tipici della dieta mediterranea, evitando l’assunzione di calorie in eccesso questo fino a che saranno disponibili delle prove scientifiche solide per sostenere l’azione contro il fruttosio. La sanità pubblica quasi certamente beneficerà di più da politiche che mirino a promuovere ciò che sia noto essere salutare rispetto a politiche che stanno vietando ciò che non è (ancora) conosciuto essere dannoso.

Prof. Nicolò Merendino
Direttore Scientifico Rivista di Scienza dell’Alimentazione

Selenium inhibits apoptosis and GSH extrusion induced by DHA in human Paca-44 cell lines

Rivista : Anno 42/Numero 4

Scopo dello studio. Considerando che le possibili interazioni tra selenio (Se) e acido docosaesaenoico (DHA) nel regolare le varie risposte fisiopatologiche nelle cellule cancerose non sono state pienamente definite, lo scopo di questo lavoro è stato quello di indagare gli effetti del co-trattamento del DHA con il Se su: stato redox cellulare, apoptosi e contenuto di glutatione nella linea cellulare umana Paca-44 di carcinoma pancreatico.
Metodi. Le cellule sono state trattate con DHA o acido arachidonico (ARA), da soli o in combinazione con sodio selenito (Na2SeO3). Dopo i trattamenti, la vitalità e la crescita cellulare sono stati analizzati attraverso il test del trypan blue e i livelli di apoptosi sono stati valutati usando il test dell’annessina V/FITC. Lo stato ossidativo cellulare è stato analizzato misurando i livelli delle ROS attraverso la sonda permeabile 2’,7’-diclorofluoresceina diacetato (DCFH-DA), l’attività della glutatione perossidasi (GSH-Px) è stata misurata spettrofotometricamente e la perossidazione lipidica è stata determinata attraverso il metodo TBA (acido tiobarbiturico). I livelli di glutatione intracellulare sono stati determinati attraverso HPLC.
Risultati. I risultati riporati mostrano che il sodio selenito inibisce gli effetti pro-ossidanti e proapoptotici indotti dal DHA.Conclusioni. Questo studio suggerisce che il sodio selenito, a basse concentrazioni, è in grado di inibire la riduzione del GSH; questo dà un’importante indicazione per lo studio di una nuova proprietà funzionale del Se. Inoltre i nostri dati sperimentali indicano che il sodio selenito interferisce con le azioni pro-ossidanti e pro-apoptotiche del DHA, il quale è considerato un potenziale adiuvante nel trattamento del cancro.

Abstract

Aim of the Study. Considering that the possible interactions between selenium (Se) and docosahexaenoic acid (DHA) in regulating various physiopathological responses in cancer cell lines have not been elucidated and defined yet, the aim of this work was to investigate the effects of the co-treatment of DHA with Se on cellular redox state, apoptosis induction and glutathione content in human pancreatic PaCa-44 cancer cells line.
Methods. The human PaCa-44 pancreatic adenocarcinoma cell line was treated with docosahexaenoic acid or arachidonic acid (ARA), alone or in co-cultures with sodium selenite (Na2SeO3). After treatments cell viability was analyzed by Trypan blue dye exclusion assay and apoptosis was evaluated by Annexin V/FITC kit. Moreover cellular oxidative status was assessed measuring the levels of ROS by cell-permeable 2’,7’-dichlorofluorescein diacetate (DCFH-DA), the glutathione peroxidase (GSHPx) activity by spectrophotometric analysis and lipid peroxidation by TBA-method. The intracellular glutathione level was determined by HPLC.
Results. The results herein reported show that sodium selenite inhibits both the pro-oxidant and the pro-apoptotic effects induced by DHA.
Conclusion. This study suggests that sodium selenite, is able to inhibit the GSH reduction and this gives an important indication for the study of a new functional property of Se. Moreover our experimental results indicated that sodium selenite interferes with the pro-oxidant and pro-apoptotic actions of DHA, which is considered as a potential adjuvant in the treatment of cancer.

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