Nutri“mi”: nutrizione pratica
Si è svolta a Milano la 4a edizione di Nutri“MI”, Congresso Internazionale di Nutrizione Pratica (organizzato da Michele Carruba, Direttore del Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità- Diparti-mento di Farmacologia- Università degli Studi di Milano) che ha offerto un ricco programma scientifico (oltre 50° esperti di calibro internazionale) utile per la pratica clinica quotidiana.
Fra le numerose relazioni (pubblicate su “Rivista di Nutrizione Pratica” delle Edizioni Sprim Italia-Milano, e-mail: segreteria@nutrimi.it) sottolineo l’intervento di Alfredo Vanotti - M. Speranza - S. Frigerio (Servizio di Nutrizione Clinica e Dietetica ASL di Como) sul tema delle terapie alimentari per la gestione del peso nell’ambito giovanile, tenuto conto che in questa fase della vita sono determinanti per la crescita armonica fisiologica e psico-intellettiva. Durante l’adolescenza, il confronto con i pari e l’interesse per il proprio aspetto fisico diventano motivo di preoc-cupazione. Maschi e femmine adottano però comportamenti differenti: i maschi si concentrano sull’attività fisica, le femmine iniziano “le diete” e adottano comportamenti vari di controllo alimentare che, se non trovano successo, possono scatenare fenomeni di “binge eating”. L’intervento educativo precoce su soggetti borderline da parte di nutrizionisti e dietologi qualificati possono essere utili: da escludere l’uso di farmaci e restrizioni dietetiche esageratamente rigide. Va detto ai giovani che lo sviluppo puberale modifica il corpo in modo radicale nelle ragazze con aumento del tessuto adiposo sottocutaneo: questi cam-
biamenti necessitano di una spiegazione a livello mentale e una revisione dell’immagine di sé.
Valeria del Balzo (Dipartimento di Fisiopatologia Medica, Università La Sapienza di Roma) ha evidenziato la forte correlazione (evidenziata anche dalla World Health Organization) esistente fra la pubblicità e la richiesta dei figli ai genitori per l’acquisto di alimenti ad alta densità energetica. Uno spot alimentare ogni 5 minuti, per un totale di 32.850 pubblicità in un anno, è quanto deve subire un qualsiasi bambino italiano che guarda la TV 3 ore al giorno (indagine promossa dalla Coop e condotta dall’Università di Roma Tre su tutte le reti pubbliche e private nella fascia oraria 16-19 che la legge definisce “protetta”). I dati emersi sono ritenuti allarmanti e la situazione italiana è peggiore della media europea. In Italia gli spot che pubblicizzano alimenti ricchi di grassi, zuccheri, sale, rappresentano il 36% del totale di pubblicità e nessuno di questi spot avverte di consumare i prodotti con moderazione. Alcuni studi hanno dimostrato che per ciascuna ora trascorsa davanti alla TV i bambini riducono, ogni giorno, il consumo di frutta e ortaggi di 0,14 porzioni. Non esiste alcuna norma che regolamenti la pubblicità di alimenti e bevande rivolti ai minori, i quali sono così sottoposti a messaggi fuorvianti.
Per quanto riguarda la relazione esistente fra nutrienti e funzione cognitiva, Giovanni Zuliani e Renato Fellin (Dipartimento di Medicina Clinica, Istituto di Medicina Interna e Gerontologia, Università di Ferrara) riferiscono i dati provenienti dalla letteratura che si possono così riassumere: una relazione tra carenza di alcuni nutrienti (ac. grassi omega-3, vitamine) e deficit cognitivi negli animali da esperimento; una relazione significativa tra fattori di rischio cardiovascolare e presenza di MCI (Mild Cognitive Impairment) o demenza nell’uomo; un effetto protettivo della Dieta Mediterranea nei confronti del deterioramento cognitivo e della malattia di Alzheimer.
FOSAN